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Marty Supreme - di Josh Safdie

Avevo letto da qualche parte che questo film si sarebbe rivelato indimenticabile. Ebbene, chi ha scritto questa cosa un po’ ragione ce l’ha.
Alla ricerca della felicità era la sua versione un po’ più soft ed ancora ce lo ricordiamo... mi sa che per Marty Supreme sarà lo stesso e anche di più.

La performance di Timothée Chalamet è straordinaria. E lo è perché ti fa sentire addosso tutto: la gioia, la pena, l’ansia, l’umiliazione mai disperata, la follia, la gioia di nuovo e la tenerezza.
Molti si sono soffermati -anche giustamente, aggiungo- sulla caparbietà dell’attore nel volere a tutti costi raggiungere quel livello incredibile di prestazione sportiva. Il punto però è che la prestazione sportiva si accompagna a quel senso di rabbia da rivincita e riscatto che mentre lo guardi combattere per quello che lui sa di meritare ed a cui non intende rinunciare per nessuna ragione al mondo ti fa digrignare i denti e stringere i pugni anche se sei comodamente seduto in poltrona.
È un film che viaggia ad un ritmo pazzesco, alla stessa velocità in cui Marty il suo sogno se lo divora. E noi con lui, perché il suo sogno è pure il nostro. Ah, a proposito, shoutout per Gwyneth Paltrow… e quando le capitava più…!

Da vedere e rivedere, in loop, come quando si ascolta una canzone, quella canzone, soprattutto in quei momenti in cui tutto va male.
Screenshot

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