Il Diavolo veste Prada 2
Uscendo dalla sala dopo la proiezione ho sentito un ragazzo che diceva “ok, hanno ricalcato il precedente”.
Dentro di me ho pensato: si, è vero, ma non è vero.
E vediamo un po’ come riuscire a spiegarlo meglio che posso.
Per prima cosa dico che ok, il film ricalca il precedente, ma lo fa rendendogli omaggio e non avrebbe potuto farlo meglio.
Per rendere l’idea userò una metafora: the Devil wears Prada 2 è la storia tramandata dalla nonna alla nipote, che la rimette in scena rispettandola in tutto ciò che deve ed in tutto ciò che può.
La New York de Il Diavolo veste Prada (che sia 1 o che sia 2) è una New York unica e inimitabile (forse, dopo ci arriviamo) e per chi conosce New York, davvero autentica: Bubby’s ormai è il must have delle location (vedi Love Story), ma non solo Bubby’s. C’è la vista su Central Park, ci sono le luci magiche dell’Empire, l’allegria di Radio City Music Hall e potrei continuare all’infinito.
La cura del dettaglio è anche in questo film inarrivabile, solo che non ci sono solo gli abiti a fare da padroni: ci sono gli interni, ci sono i quadri, i dipinti (l’Ultima Cena quanto ci sta bene con la moda!), le stampe, come quella in stanza di Miranda che ritrae un papavero rosso, il fiore della resilienza in uno al rosso della passione, quello stesso rosso del suo primo abito di scena che è una meraviglia di moda, scenografia e fotografia insieme.
E a proposito di outfit (che ovviamente non possono non meritare un commento), se gli abiti di Andy sono perfetti ma restano decisamente eclissati da quelli ricercatissimi di Emily (una Emily Blunt peraltro meravigliosa in ogni scena in cui c’è), non si può negare che il posto d’onore ce l’ha il gilet ceruleo di Andy nella scena finale e non ci sarebbe potuto essere tributo migliore al suo predecessore.
Altro aspetto apprezzatissimo sono i cameo, dal primo all’ultimo: ci sono i vivi (Lady Gaga, Brunello Cucinelli, Donatella Versace, Michele Morrone, Heidi Klum), gli assenti ma presenti (grande riferimento a Kendall!) e pure i morti (da un outfit Armani espressamente citato da Miranda, alla bag di Valentino regalata da Andy alla sua amica giustamente entusiasta esattamente come 20 anni prima).
Un capitolo a parte se lo guadagna poi Milano. Milano che se c’è qualcosa che fa alla perfezione è far parlare di sé per la bellezza all over durante le settimane della moda. Milano che è bravissima a buttare fumo negli occhi, ma quando si tratta di moda, lusso e meraviglia non ne ha bisogno perché non ce n’è per nessuno. Milano che con House of Gucci aveva avuto il suo battesimo cinematografico e adesso con The Devil wears Prada 2 ha terminato tutti i sacramenti in una volta sola.
Milano che ha raccolto questa sfida meravigliosa e l’ha vinta a mani basse.
Milano che se si parla di moda, non deve imparare da nessuno, nemmeno da New York.
E’ tutto.
Andate a vederlo, stop.



